Nuova edizione ad esclusiva cura del Circolo Carnovali

Nasce oggi "Il Sentierone", il giornale elettronico dei Circoli della Libertà di Bergamo.
Nel vuoto di dibattito che caratterizza l'esistenza delle forze politiche in Italia (sia di sinistra, sia di destra) Il Sentierone vuole rappresentare una vetrina di informazioni e di commenti relativi alla realtà del nostro territorio bergamasco e dell'Italia.
I lettori dei circoli della libertà e non possono mandare i loro pareri, i loro suggerimenti utilizzando il forum di discussione di prossima apertura.
Verrà allestita anche una mailing list per inviare direttamente gli articoli del giornale ai membri dei circoli o di chiunque lo desideri. Se qualcuno vorrà inviare note o articoli da pubblicare lo potrà fare alla segreteria e-mail: ilsentierone@fastwebnet.it
La redazione (composta attualmente da Barbieri Gian Carlo, Barachetti Gianni, Benigni Francesco, Quarenghi Cesare, Lussana Daniele) autorizza sin d'ora ad utilizzare gli articoli ritenuti interessanti per scopi consentiti.

SEGNALAZIONI

E' alta la nostra attenzione su quanto avviene nella nostra Città.
Per questo motivo,con questo spazio, desideriamo anche porre all'attenzione dei nostri lettori argomenti di dibattito e spunti critici che nascono da fatti concreti. Ciò anche se - come nel caso di questa prima segnalazione - questi hanno già magari trovato ospitalità e rilievo nelle pagine d'altri.
Se infatti il quotidiano "tradizionale" da visisbilità forse per un giorno, le pagine de "Il Sentierone" possono diventare memoria, possono servire a non dimenticare troppo in fretta.

La Redazione

Da oggi (16 maggio 2007) la gestione de "Il Sentierone" viene assunta dal "Circolo Carnovali", che ne curerà la redazione.

Gli  apporti di tutti sono benvenuti...basta inviarli al nostro indirizzo di @mail, cui potete avere accesso cliccando qui!

Buona lettura.

 

la Redazione.

SOLIDARIETA’ E ASSISTENZIALISMO

In un momento di grande confusione come l’attuale si deve purtroppo constatare che fra la gente comune si sta facendo un notevole uso improprio dei due concetti; essi infatti tendono irrimediabilmente ad appiattirsi in una sola determinazione: e questo anche all’interno del mondo politico e in alcune frange della Chiesa stessa.

Vediamo ora di chiarire le due etimologie trasferendole sul piano della loro applicazione pratica nel corpo sociale. Innanzitutto non esiste coincidenza tra solidarietà e assistenzialismo e chi nega ciò corre il rischio, passo dopo passo, di delegare a uno stato egemone e verticista il compito di essere sempre presente nella vita quotidiana di ogni cittadino, riservandosi il diritto di dirigerla. Al contrario lo Stato deve operare da un lato per garantire assistenzialismo a coloro che si trovano in  situazioni economiche, sanitarie e di riconosciuta incapacità di programmare se stessi ( penso ai minorati psichici di ogni età) , nel tentativo comunque di abbandonare ogni forma di paternalismo e di riscontro elettorale.

Chi riconosce nella presenza invasiva dello Stato quale guardiano dell’integrità dei deboli e dei bisognosi, quelli per intenderci che a nostro avviso non fanno parte della categoria sopra citata, sono evidentemente incapaci di proporre progetti originali perché il concetto di solidarietà venga interpretato nel senso di liberazione del cittadino dalla condizione di suddito e, rifacendosi all’insegnamento sociale della Chiesa dai più frettolosamente accantonato, lo si possa vedere, questo cittadino, all’interno del discorso di ricomposizione tra etica, politica ed economia.

Coloro che hanno a cuore la dignità e la vera libertà degli individui devono rendersi conto che la persona umana ha estremamente bisogno di andare incontro a un mondo completamente depurato dall’assistenzialismo paternalistico e dal presenzialismo statale. L’unica vera interpretazione del concetto di solidarietà si muove su questo versante. E’ giusto che lo Stato sia sempre pronto a sovvenire i bisogni dei più deboli quando si trovano in reale difficoltà, ma con l’intento di riportarli all’autonomia economica e di pensiero perché il loro apporto serve alla società. Ai malati, ai sofferenti nello spirito, agli anziani non possiamo negare la solidarietà tesa però al loro rientro attivo nella comunità.

Questa è la solidarietà, mentre l’assistenzialismo è decidere per il cittadino-suddito, offendere la sua dignità di persona che deve accettare quello che lo Stato decide per lui nel momento del bisogno. Solidarietà significa invece collocarsi al suo fianco da pari a pari, aiutarlo a superare il momento per lasciarlo poi andare libero incontro a un mondo che egli deve governare materialmente e spiritualmente.

di Gianni Barachetti

IL NUOVO ESAME DI MATURITA’

Come è noto a tutti, quest’anno gli studenti affronteranno l’esame di stato, altrimenti detto di maturità, con una formula “nuova” rispetto agli ultimi anni. Invece di essere esaminati da una commissione tutta interna, cioè dai loro stesse professori, verranno esaminati da una commissione mista, composta per metà dai loro docenti e per metà da docenti provenienti da altri istituti .
La formula è talmente nuova da essere esattamente quella in vigore sino al 2001, anno dopo il quale si è passati alle commissioni “tutte interne”. E la motivazione di questo viaggio all’indietro non dipende da un particolare scarto negli esiti degli esami a taglio interno, dato che i livelli di promozione si sono l’anno scorso attestati attorno al 98%, percentuale in tutto simile a quelle sperimentate con la precedente formula mista.
A voler essere precisi, il primo anno in cui si sono sperimentati gli esami a commissione tutta interna si era registrata una percentuale di promossi pari al 92, percentuale che negli anni successivi è andata progressivamente salendo sino a raggiungere il dato del 98%. Intendiamoci. Se tale dato fotografasse la reale bontà degli apprendimenti non potremmo che essere contenti. Sarebbe però illusorio pensarlo. E’ molto più realistico credere che fosse attendibile il dato citato del 2002, attestato nelle vicinanze del 90% (una maggiore selettività media non sarebbe a mio parere auspicabile, dato che meno dei 2/3 degli studenti italiani raggiunge la sommità dei quinquennio superiore nei 5 anni prescritti).
Anche l’analisi dei voti assegnati negli ultimi anni solleva qualche perplessità: perché è del tutto dubbio che i livelli più alti di alcuni istituti e di alcune zone d’Italia rispecchino le eccellenze reali (si pensi che fra gli istituti con punteggio più alto della Bergamasca risultano esserci quelli privati, che spesso rappresentano il rifugium peccatorum degli studenti in difficoltà nelle strutture pubbliche!).
Da tutto ciò appare evidente che quello che sarebbe necessario anteporre a tutto il resto non è tanto giochinare con la formula degli esami, che pure dovrà essere opportunamente calibrata, quanto piuttosto impiantare un vero ed efficiente sistema di controlli sugli apprendimenti degli studenti e sul funzionamento delle scuole. Senza di questo, infatti, continueremo a vivere senza bussola e a casaccio in barba alle solite frasi fatte sulla qualità delle scuola proferite da coloro che vogliono servirsi di essa per motivi ideologici o da coloro che di fatto ne determinano l’affossamento, opponendosi ad ogni seria politica meritocratica e di miglioramento qualitativo (che, peraltro, non si vede all’orizzonte chi voglia mettere in atto).
Comunque vi do appuntamento ai prossimi esami. Guarderemo ai risultati e vedremo se occuparsi prima del tetto e dopo –ammesso che avvenga- delle fondamenta darà qualche buon risultato. Io dico di no. Con l’aggravante di uno spreco di denaro pubblico, il cui unico lato positivo è quello di dare una piccola gratificazione agli insegnanti e rabbonire, in questo modo, i sindacati.
Che tutto ciò abbia a che fare con una maggiore serietà e qualità della scuola? Ci risentiamo a Luglio. 

Cesare Quarenghi

CONOSCERE PER PARTECIPARE

Conoscere i problemi della realtà a noi più vicina è un imperativo a cui oggi, come cittadini, non possiamo più sottrarci, soprattutto se intendiamo responsabilmente partecipare alla gestione dei problemi che più da vicino ci riguardano. Questo periodico vuole appunto essere una risposta alla domanda di maggiore conoscenza delle nostre problematiche, un contributo per un'informazione, la più corretta possibile, sulle questioni più dibattute in seno alla pubblica Amm.ne e sulle principali determinazioni da essa assunte non solo in ordine ai problemi di grande risonanza, ma anche in ordine alle piccole cose, che spesso sono quelle che maggiormente interessano e coinvolgono i cittadini. Lo facciamo dall'ottica di chi vive i problemi a stretto contatto con la gente, e guarda al potere amministrativo centrale come all'organo istituzionale preposto a dare risposte concrete e adeguate alle istanze dei cittadini. Lo facciamo anche nella convinzione che tutti possono dare il loro contributo in termini di proposte, idee, segnalazione di problemi nuovi o dimenticati: confidiamo per questo che il nostro sito diventi una sorta di agorà, una piazza aperta alla libera discussione, dove l'apporto di ciascuno possa costituire un prezioso arricchimento per tutti e uno stimolo ad una partecipazione più attenta e informata alla vita della comunità cui apparteniamo: è nostra convinzione, infatti, che non esiste partecipazione consapevole e responsabile senza una conoscenza più diretta della realtà che ci circonda.

Francesco Benigni
 

TURISMO, RICCHEZZA TRASCURATA

Bergamo città d’arte, ma poco nota al turismo. E’ vero che purtroppo si trova in posizione decentrata rispetto alle più frequentate vie di traffico, come è altresì vero che le istituzioni cittadine non sono ancora capaci di dare avvio a programmi progettualmente accattivanti, tali da richiamare nuove e numerose presenze nella nostra città Già negli anni ’30 alcuni illuminati uomini di cultura bergamaschi diedero vita alla ‘Pro Bergamo’: erano però quelli i tempi in cui il turismo non poteva essere considerato industria. 
Il problema venne riproposto con una certa validità e continuità dall’Amministrazione Simoncini, uomo sensibile alle bellezze naturali, paesaggistiche e monumentali di Bergamo. Egli tentò subito di richiamare l’attenzione dei turisti italiani e stranieri, che cominciavano a percorrere numerosi la nostra penisola, proponendo attività di notevole livello culturale. Si ricordano ancor oggi gli spettacoli teatrali in Piazza Vecchia dove i cicli goldoniani la facevano da padrone. Non ancora soddisfatto, il Sindaco invitò i rappresentanti delle più prestigiose testate europee a visitare la nostra città, accompagnati dall’abile guida di architetti, storici e critici d’arte. L’incontro fruttò una serie di articoli che fecero conoscere Bergamo all’estero.
Constata l’inutilità dell’allora Ente Provinciale per il Turismo, in quello stesso periodo nacque l’Azienda Autonoma di Soggiorno con il compito di potenziare la propaganda turistica e di diffondere all’estero le bellezze e le attività culturali della nostra città. Fiore all’occhiello del nuovo ente rimane ancor oggi la stupenda mostra del Moroni che richiamò a Bergamo critici e migliaia di visitatori provenienti anche dai paesi stranieri.. Per molti anni Filippo Siebanech condusse l’Azienda con maestria e creatività, lasciando, alcuni anni dopo, anche un altro segnale del suo pensiero divergente: la fondazione del Festival Pianistico Internazionale Bergamo-Brescia, intitolato a Michelangelo Benedetti. 
Col trascorrere degli anni ogni tentativo di affrontare organicamente il problema turismo, venne gradualmente accantonato. Occorre quindi riprendere il discorso, chiamando a raccolta enti e organismi vari per predisporre progetti a lunga scadenza, programmando quindi con lungimiranza. I successi delle mostre del Lotto e del Caravaggio hanno prodotto limitati risultati di ricaduta, perché troppo isolate da un contesto che dovrebbe invece indicare intenzioni culturali proiettate nel futuro. Mancano volontà politiche decise ad operare congiuntamente non soltanto garantendo contributi in occasione dei grandi eventi. Che la Provincia abbia acquistato alcune opere di Manzù è certamente positivo, ma rimane pur sempre un intervento fine a se stesso, privo di un contesto culturale degno di uno scultore, ormai di fama internazionale. E perché le sue opere sono state collocate lungo lo scalone del palazzo degli uffici e non esposte al pubblico godimento alla Carrara o alla GAMEC?
Giova quindi ancora ripetere, per la diffusa sordità dei nostri ‘capitani reggenti’ a tutti i livelli, che è venuto il momento di dar corpo a una azienda speciale, composta dal Comune, dalla Provincia, dalla Camera di Commercio, dall’APT, dalle banche e dalle associazioni che sappia gestire i momenti culturali di richiamo nazionale e internazionale, perché fare turismo oggi significa investire con continuità e pazienza: i frutti infatti si raccolgono a notevole distanza. Il turismo, oltre a produrre benefici finanziari, serve anche per rinverdire e propagandare l’immagine della città. Ma perché tutto questo avvenga occorrono strategie collocate su tempi medio-lumghi. La classe politica che ama ragionare nel breve rinuncia a programmi di ampio respiro, dei quali non può raccogliere i frutti. Il discorso pertanto è certamente politico, dove progettualità e preveggenza però non è quasi mai di casa, ma è anche di professionalità e intraprendenza: qui i privati potrebbero giocare le loro carte. Non devono pretendere che i costi di una impegnativa offerta culturale gravino solamente sui bilanci degli enti locali. Esistono notevoli potenzialità per sollecitare una presenza turistica sempre più numerosa: basta mettersi a un tavolo e ragionare nell’ottica dell’interesse esclusivo della città.

Gianni Barachetti
 

LETTERA APERTA

Che desolazione...quando sparisce il confronto, a volte magari acceso, a sostegno delle proprie convinzioni e dei propri progetti e inizia il festival degli insulti, la corazzata dei disobbedienti, l'odio e la violenza.
Disobbedienti, No Global, Black Block, Anarchici e addirittura simpatizzanti brigatisti sono spesso protetti dai partiti della Sinistra massimalista, infatti autorevoli esponenti di quell'area minimizzano le loro manifestazioni, e, sempre più spesso, fanno passare gli agenti di pubblica sicurezza come provocatori invece che servitori dello stato e difensori della popolazione.

L'On. Diliberto (segretario dei Comunisti Italiani), a cui spetterebbe da dirigente politico e uomo pubblico dare il "buon esempio" alle nuove generazioni, è arrivato a definire schifoso il Presidente Berlusconi (che tra l'altro venne definito anche mafioso qualche anno fa), il Presidente della Camera On. Bertinotti continua a definire i nostri alleati americani criminali di guerra, il capo dei disobbedienti Casarini è arrivato a definire un martire il giovane No Global Carlo Giuliani rimasto ucciso negli scontri di Genova nel 2001, dimenticando che faceva parte degli aggressori e non degli aggrediti, lo stesso Casarini sfilava a Vicenza il 17 febbraio a pochi metri da uno striscione che chiedeva la liberazione dei neobrigatisti rossi arrestati pochi giorni prima, non mi meraviglio dato che lo stesso Casarini tra un'esproprio proletario e l'altro è solito cantare 10 100 1000 Nassirja.

Questi sono solo pochi esempi, ma potrei andare avanti con l'elenco, non lo faccio perchè la differenza tra Noi, che abbiamo spirito propositivo e Loro che lo hanno solo distruttivo e di contestazione a tutto e a tutti, è che noi vogliamo crescere in un mondo diverso dove tutti nel rispetto della libertà e della sensibiltà altrui possono esprimersi, dove chi lavora merita più stima del furbo e del mantenuto, dove l'onesto viene premiato e il disonesto punito (ricordate l'indulto) infine dove non ci sia più spazio per chi, frustrato e invidioso, considerà i giovani di centro-destra viziati, mercenari o peggio ancora schifosi, mentre Loro arrivano a difendere anche i terroristi palestinesi definendoli guerrieri di libertà, martiri, uomini che lavorano e lottano per la giustizia e la libertà....

Ecco perchè io sto da questa parte del fiume, e non ci sto perchè l'erba da questa parte è più verde o l'acqua è più cristallina rispetto all'altra sponda, ci sto perchè credo nei valori che la cultura europea/occidentale e cristiana propone e sostiene, credo, rispetto e stimo le forze dell'ordine, la Chiesa e le istituzioni e rispetto anche chi ha idee diverse dalle mie, ma ormai sempre di più dobbiamo preoccuparci più a difendere la nostra incolumità prima che le nostre idee.

Io stesso ho ricevuto minacce, subito atti vandalici alla mia auto quando mi sono pubblicamente opposto al maxifianziamento (650mila Euro) che la giunta di sinistra del Comune di Bergamo ha destinato ai giovani del Pacì Paciana.

Bene, è ora di cambiare, è ora di unirsi tutti per concepire un modello di società diverso perchè il futuro è nelle nostre mani, è nelle mani dei giovani "sani e coscienti" e non possiamo permettere che fra 20, 30 anni ci sia il rischio che i No Global, i Disobbedienti, i neobrigatisti e i loro simpatizzanti che ora devastano le nostre città abbiano la possibilità di governarci.

Daniele Lussana


LETTERA APERTA

"Spett. Redazione
de “L’Eco di Bergamo”Bergamo 18/02/2007

Le dichiarazioni dell'Assessore all'edilizia privata, apparse sulle pagine de “L’Eco di Bergamo”, tempo fa, tese ad affermare come siano assolutamente necessari in città interventi d’edilizia convenzionata per almeno 10.000 abitanti, al fine di tentare di fermare l'invecchiamento della popolazione e come, con l'intervento dei privati, si possono realizzare opere pubbliche a costo zero. Un successivo intervento del Sig. Sindaco, sempre su “L’Eco” che dichiarava che si sarebbe edificato “cemento dov’era cemento” , alla luce di quanto sta succedendo nel Quartiere Carnovali, non possono che suscitare molte “perplessità”.
Si è licenziato un grandioso intervento di edilizia privata (vedi ex area Magrini) senza uno studio preventivo di fattibilità “sociale”, dotato di una qualche profondità prospettica anche sotto l’aspetto della viabilità, del verde fruibile e della vivibilità. Pare pertanto si sia trascurata la necessaria analisi dei dati di partenza, analisi che anche solo la saggezza consiglierebbe. Nonostante sia certamente lodevole l’intento di riqualificare aree dismesse, ciò che colpisce il cittadino è come sembra non si tenga conto dell’impatto che avrà l’interazione del nuovo, che si va a realizzare, con la situazione esistente. Il nuovo dovrebbe costituire un plusvalore in termini di “vivibilità”. Poteva essere un’importante occasione per dotare il nostro quartiere del verde che manca (siamo al penultimo posto nella 7 Circoscrizione nel rapporto mq di verde per abitante: dati del comune) e i 10000 mq di verde prospettati nell’area Magrini non serviranno ad aumentare questo rapporto perché solo una piccola percentuale sarà fruibile mentre la maggior parte costituisce accessorio degli edifici. Anche per quanto riguarda la viabilità futura, in tale zona della città, non è difficile prevedere un peggioramento della situazione: le strade sono quelle che sono e resteranno tali. Anche il nuovo “quartiere” che sta sorgendo sarà un quartiere “chiuso” e con infrastrutture per la viabilità assolutamente inadeguate.
Se per l’area ex-Magrini l’occasione è ormai svanita per una giunta che faceva dell’ecocompatibilità uno dei propri punti di forza, in un’altra parte del quartiere si sta progettando un altro intervento ancora più preoccupante.
L’Assessore Carlo Fornoni, rispondendo ad un lettera del Comitato Quartiere Carnovali , scrisse che “come noto, le previsioni urbanistiche prevedono per il comparto situato tra la via Spino, la via Autostrada e la testata (cieca) di via Carpinoni, un insediamento misto commerciale-residenziale, da realizzarsi mediante un piano attuativo.
“ Mi è quindi possibile rendere pubblica questa circostanza ed invitare tutti i soggetti interessati a valutare la situazione alla luce di questi nuovi scenari e a partecipare con attenzione alla valutazione delle proposte pervenute, al fine di renderle ottimali anche in relazione agli obiettivi di miglioramento della dotazione infrastrutturale della zona giustamente richiesta dagli scriventi. “
Il miglioramento della dotazione infrastrutturale richiesta degli scriventi non prevedeva nuovi scenari che comportassero “-verde + cemento”, non prevedeva la costruzione di un albergo di più di cento camere e di un nuovo supermercato (il quarto nell’area S.Bernardino/Carpinoni/Carnovali) che, secondo, me non favoriranno certamente l’alleggerimento del traffico in Via Carnovali ma un peggioramento della viabilità all’interno nel Quartiere data l’ affluenza di utenti da Via Autostrada, Via Spino e Via Carpinoni per l’albergo e il supermercato.
Il progetto di edificare un albergo era stato già bocciato in passato, anche dalla Circoscrizione, quando se ne voleva costruire uno a poche centinaia di metri, verso l'autostrada, dall'ubicazione prevista nell'attuale proposta. Qualche centinaio di metri non cambiano certamente quelle che allora furono le motivazioni del voto negativo del Consiglio della 7a Circoscrizione.
Ben venga un insediamento residenziale (non certamente di palazzi di 24 m!) che preveda parcheggi adeguati, e verde fruibile (anche a destinazione ad aree sportive) coniugando la vecchia destinazione dell’area (dal 1973 erano previsti giardini, aree sportive e parcheggi) con quella nuova di zona residenziale. In questo modo si attuerebbero le Linee Programmatiche a suo tempo redatte da questa maggioranza per quanto riguarda la qualità, il verde e la vivibilità.
Si realizzino pertanto le necessarie strade, parcheggi e verde fruibile senza “barattarli” con metri cubi di cemento favorendo più vivibilità anche nel nostro quartiere.
Sono solo sogni? Pare di sì! Sono convinto che il piano attuativo di cui si scrive sopra, con il beneplacito di architetti e ingegneri collaboratori del Comune, sarà comunque approvato dalla Commissione preposta (sarei ben lieto di sbagliarmi) tanto che nel quartiere si parla già, con rassegnazione (il che non può essere un vanto per questa Amministrazione) della prossima data di inizio lavori.
Ringrazio per l’ospitalità sul vostro quotidiano e mi auguro che questa mia sia un punto di partenza per la riflessione sulla questione.

Enrico Guerini.

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